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sabato 9 gennaio 2010

the hopeful side of the moon



Gli immigrati non vengono in Italia solo a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma anche a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere. Roberto Saviano

sabato 14 luglio 2007

perfetta letizia

Oggi riporto questo pezzo splendido della tradizione francescana. Spero che da ogni insuccesso possa aprirsi il varco della Novità. Intanto da parte mia, tutto registro e metto insieme...almeno ci provo.

Buona lettura

Come andando per cammino santo Francesco e frate Leone, gli spuose quelle cose che sono perfetta letizia.

Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angioli con frate Lione a tempo di verno, e ‘l freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e disse così: “Frate Lione avvegnadiochè li frati Minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona edificazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia”. E andando più oltre santo Francesco, il chiamò la seconda volta: “O frate Lione, benché il frate Minore allumini li ciechi e distenda gli attratti, iscacci le dimonia, renda l’udire alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare alli mutoli e, ch’è maggior cosa, risusciti li morti di quattro dì; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia”. Andando un poco più oltre, santo Francesco chiamava ancora forte: “O frate Lione, pecorella di Dio, benché il frate Minore parli con lingua d’Agnolo, e sappia i corsi delle istelle e le virtù delle erbe, e fussongli rivelati tutti li tesori della terra, e conoscesse le virtù degli uccelli e dè pesci e di tutti gli animali e delle pietre e delle acque; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia”. E andando ancora un pezzo, santo Francesco chiamò forte: “O frate Lione, benché ‘l frate Minore sapesse sì bene predicare, che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo; iscrivi che non è ivi perfetta letizia”.
E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione con grande ammirazione il domandò e disse: “Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia. E santo Francesco sì gli rispose: “Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto ed afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e ‘l portinaio verrà adirato e dirà: “Chi siete voi?” E noi diremo: “Noi siamo due de’ vostri frati, e colui dirà: “Voi non dite il vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via” e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia. E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gottate dicendo: “Partitevi quinci, ladroncelli vivissimi, andate allo spedale, chè qui non mangerete voi né albergherete” se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia. E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: “Costoro sono gaglioffi, importuni, io li pagherò bene come sono degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza pensando le pene di Cristo Benedetto le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia. E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: “Che hai tu, che tu non abbi da Dio? E se tu lo hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l’avessi da te? Ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare, però che dice l’Apostolo: “Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo”.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

Fioretti di San Francesco n° 1836 - 4292

venerdì 13 luglio 2007

uno-due

Ho scoperto che due è il contrario di uno. E insieme a questo noto che a volte quello che conta di più è il mio "uno", non il nostro "due". Strano. Se ci pensi diresti che due è più grande di uno! E invece è solo il suo contrario, non è detto che sia più grande.

lunedì 19 marzo 2007

Alla fine ce l’abbiamo fatta!



Con oggi termina Fiera InMensa 2007.
Pubblico un pezzo scritto da Andrea, un mio grande amico che non si convince ad aprire un blog...non sa cosa ci perdiamo!

Alla fine ce l’abbiamo fatta!
In tutti i sensi sarebbe il caso di dire. Fra visi e occhi che comunicavano gioia, fra il cibo che finiva sempre e la pentola del riso sempre pronta sul fuoco, fra una zimpunia a volte assordante e fastidiosa per i santi medici e infermieri dell’ambulatorio, fra i comunicati stampa mancati e limati, fra le riunioni al chiaro di luna, telefonate rubate dai posti più strani, parole che potevano degenerare, siamo qui!
E’ la forza della gente, delle donne e degli uomini di questa città, delle associazioni, della trasversalità, del rispetto reciproco!
E lasciatecelo dire: che questa classe politica prenda esempio da questa esperienza che coinvolge un’intera città. Che per una volta si sforzi di tendere l’orecchio all’ascolto della società civile, che esprime idee, novità, innovazioni, creatività, contaminazioni. La situazione è abbastanza chiara: se da un lato la società civile esprime novità e creatività, tanto da far rivivere 365 giorni l’anno un posto dismesso come Stella cometa (ex deposito Fcl), dall’altro la classe politica, soprattutto in questa terra, non riesce più ad esprimere nulla che sia vicino ai bisogni della gente. Che a qualcuno non venga in mente di far morire questo posto per metterci sopra cemento armato!
Arrivederci all’anno prossimo….

ANDREA

sabato 17 marzo 2007

Fiera InMensa 2007

C'è aria di festa a Fiera InMensa.
Fiera InMensa è una festa. Festa: non c'è parola più adatta. Chi la guarda vedendovi una mensa, sbaglia. Chi la guarda vedendovi dell'elemosina e dei "poveretti", sbaglia. A Fiera InMensa basta poco per capire che c'è qualcosa di diverso nell'aria. C'è la musica dei fratelli senegalesi, le treccine perfette fatte da alcune donne ad alcune giovani volontarie, anche le strane richieste dei più "furbi" hanno come cornice un sorriso.
Ci si accoglie. Ecco che succede. Si crea calore: nella fatica del servizio da parte dei volontari; nella fatica di una vita intera da parte dei fratelli e delle sorelle ambulanti. Ci si accoglie, a vicenda. Sbaglia chi pensa che vai lì per fare del bene, perchè Fiera InMensa TI fa del bene.
Ti fai del bene ogni volta che esci dalle preoccupazioni private e recintate, e vai verso l'altro. Ogni volta che senti che il cuore ti si sta aprendo, ti fai del bene. Ogni volta che intuisci che da solo non ti realizzi! Ti realizzi insieme agli altri.
E' una festa, ci si accoglie.
Tanti problemi, anche quest'anno. Ci vediamo domani pomeriggio (alle 17 a Stella Cometa) per parlarne con tutti. Resta la gioia, ma anche l'amaro in bocca per una politica che è sempre più "fuori tempo", "fuori luogo", "fuori testa". La politica non c'è, nonostante siamo coscienti che "facciamo politica", quando ci domandiamo certe cose, quando proviamo a farci carico di alcune situazioni. Qui si crea poltica, Fiera InMensa è pure un laboratorio.
Nel silenzio di chi serve a partire dal cuore, ci appartiene la logica di don Milani: "fai strada, senza farti strada". Stiamo testimoniando una città diversa, una comunità cristiana che accoglie, o almeno ci proviamo.