domenica 20 dicembre 2009
intorno a Natale
e le stelle che accendi nell'alto,
io mi chiedo davanti al creato:
cosa è l'uomo perché lo ricordi?
Cosa è mai questo figlio dell'uomo
che tu abbia di lui tale cura?
via don Tommaso
giovedì 5 febbraio 2009
Abitare
Abito in Calabria, una terra che frana.
Anche il terreno è stanco, schiacciato, impoverito. Anche la terra non ce la fa più e cede. L'hanno scavata, spogliata, stuprata. Ora cede, come ha ceduto tante altre volte. Ora si fa sentire di più, come un movimento sociale. Forse, visto che gli abitanti non si ribellano ci sta pensando lei. Abito in Calabria, molto più difficile abitare la Calabria: lo stato d'animo è come il terreno, frana e cede sotto il peso del potere, delle ingiustizie, delle mafie. Abitare la Calabria, assediata e occupata da una classe politica sempre uguale, nelle facce e nei sistemi; assediata e occupata dalla criminalità organizzata, radicata e collegata.
Vivo in Italia, un Paese razzista. Un Paese in cui spesso è la vergogna il sentimento che ci accompagna. L'ultima vergogna questa mattina in Parlamento.
Abitare l'Italia, intrisa di veleni, di egoismi, di bugie.
Vivere con fede. Qua si apre lo spazio per la meditazione, per il silenzio, per la ricerca silenziosa e seria di un Senso.
Vivere con fede in questa Calabria, in questa Italia. Che significa? Più mi guardo intorno, più mi guardo dentro...più questo Salmo mi scuote.
mercoledì 24 dicembre 2008
il clandestino di Betlemme
L'inatteso. Su Il Sole 24 Ore del 21 Dicembre: “Il clandestino di Betlemme”, a firma di Gianfranco Ravasi. Non me lo sarei aspettato, comunque un titolo così su un giornale così non passa inosservato.
È vero, Gesù nasce ed è straniero, un clandestino, un profugo. La Sacra Famiglia sono tre fuggiaschi verso l'Egitto. Scrive Ravasi: “è tutt'altro che artificiosa l'applicazione delle tormentate storie degli immigrati, dei nomadi, dei clandestini che occupano i nostri giornali alla vicenda del bambino Gesù di Betlemme”. È ancora più vero, dunque, che di fronte a tutto questo va in frantumi la retorica dei nostri natali, dei nostri bambinelli lucidi, dei nostri auguri pii, delle nostre frasi “profonde” (o forse solo ad effetto). Tutto va in frantumi, come i presepi di ceramica o le palle di cristallo dell'albero di natale. Risuonano i versi di Turoldo: “La tristezza di questi natali, Signore, ti muova a pietà” (Amaro riso di angeli). Mi resta la mia carne, la mia stoltezza, e le ferite dei tanti tentativi di appropriarmi di Gesù. La luce non posso chiuderla in una mano, diventa buio. Gesù è straniero e clandestino nella mia vita, per questo nasce sempre; la mia vita è piena di stranieri e clandestini, io stesso spesso lo sono, per questo nasce sempre. Gesù è straniero ai miei desideri, la promessa di Dio li sorpassa tutti. Gesù è un clandestino che nasce in un posto sporco. Come dire, “pulisco” il salone per accoglierlo...e Lui intanto si è sistemato nel garage puzzolente. Mi spiazza ogni volta questa cosa. Natale è scomodo, come gli auguri di don Tonino Bello. Mi accorgo che la realtà è che Lui è già nato, vissuto, morto e Risorto. La realtà è che Lui è con noi sempre ad ogni passo, regolare o irregolare; ad ogni ora, della notte e del giorno; in ogni luogo della vita, pulito o sporco che sia. A noi cosa resta? Che ce ne accorgiamo. Lo so, non c'è niente di nobile o di spiritualmente eroico. Ma nasce una gioia meravigliosa, accorgersi della grazia, dei doni, del perdono. Amazing grace! Buon Natale!
Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni , figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre , Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni tu che ci ami:
nessuno è in comunione col fratello
se prima non è con te, Signore.
Noi siamo tutti lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.
Vieni, Signore.
Vieni sempre, Signore.
David Maria Turoldo
lunedì 26 maggio 2008
pienamente laico e pienamente cristiano, ciao Paolo!
da Paolo Giuntella, “L’aratro, l’ipod e le stelle. Diario di viaggio di un laico cristiano”
domenica 23 marzo 2008
Cristo è Risorto
Tante fiammelle, da un unico cero acceso. Come i cristiani: tutto è partito da quella corsa delle donne ad annunciare che Cristo è Risorto! Da allora non si è smesso più, anche se speso siamo distratti e pensiamo ad altro.
Tutto parte da lì, da quella corsa con il cuore in gola. Per andare a dire che Cristo è Risorto, davvero! La gioia avrà confuso le parole di quelle donne. Una gioia incontenibile, come quando scopriamo di essere felici. Come quando riceviamo il dono più bello. Come quando si realizza una promessa. Come quando scopri che non è tra i morti che bisogna cercare Cristo, ma tra i vivi.
Imparo ad amare, imparando che l'amore è un "eccomi". Imparo a "vedere credendo".
C'è un Angelo,davanti a una tomba vuota..dice che la morte è vinta!
BUONA PASQUA!
domenica 16 dicembre 2007
La gioia nel poco
Oggi sono felicissimo di avere un ospite sul mio blog, si tratta di Andrea. Restiamo in attesa di un suo spazio sul web, ormai da tanto!
Eugenio
Ho chiesto ad Eugenio di ospitarmi nel suo blog. Lo ringrazio davvero tanto e spero presto di essere in grado di far funzionare un blog!
La gioia nel poco.
Svegliarsi Domenica mattina, guardarsi intorno e scoprire che la neve ha baciato anche Cosenza.
Descrivere le mie sensazioni oggi, è difficile! Un misto di gioia, malinconia, felicità!
La gioia è dovuta al fatto che la neve di per sé ci fa tornare bambini. E’ la gioia dei semplici, dei puri, di coloro che sanno gioire con poco (chiamalo poco)! Un evento meteorologico, un evento naturale che per milioni di anni si è manifestato al mondo ed agli uomini. Però ogni volta che accade, è un evento! Oggi poi la gioia si è unita alla gioia della Domenica, della festa Pasquale! I miei occhi, sin dal primo mattino, non hanno fatto altro che guardare sempre in direzione della Chiesa. La messa oggi è stata vissuta nella semplicità e nella spontaneità: i canti trovati al momento, Don Michele che ci aspetta sull’uscio della Chiesa, i ragazzi ‘mpusi che entrano in Chiesa, Luca che suona l’organo con la salopette che faceva molto fine anni ’80. La Chiesa, la Casa nostra….
….e qui inizia la malinconia! Malinconia perché la neve non può non riportarmi con la mente e col cuore alle Dolomiti ed a Comelico. A quella che è stata l’esperienza che mi ha cambiato la vita. Quelle giornata di neve e quell’odore di resina e legna nella stufa; quella Chiesa accanto casa mia dove le vecchine si recavano a Messa anche con -10 gradi! Oggi ho voluto indossare di nuovo la calzamaglia che usavo nei giorni più freddi sui monti. L’ho tenuta tutto il giorno, lasciandomi accarezzare la pelle, lasciandomi assalire dolcemente dal ricordo! Il ricordo delle camminate nella neve per andare a scuola, i miei lunghi tragitti lavorativi silenziosi e riflessivi, Eugenio che mi chiamava ogni volta che avevo il rientro e col fiatone ritornavo a lavoro. Le mie fermate davanti la Chiesa a salutare don Attilio e Adriano all’uscita da scuola. Pietro Terranova quasi un fratello-collega maggiore . Era da un po’ che non pensavo a loro, e proprio oggi ho pensato che a loro devo davvero tanto! Non solo a loro ma in primis ai ragazzi….
….ragazzi! A Cosenza i ragazzi hanno un solo nome: Giovanissimi! Abbiamo giocato e scherzato nella neve. Ci siamo rotolati, ci siamo abbracciati, ci siamo ‘mpusi! A loro devo mille e più grazie! Ci sono, sono lì con la loro spensieratezza e la loro voglia di esserci! Sono parte della mia famiglia, sono i miei fratelli più piccoli, coloro i quali sono cresciuti con me ed io con loro. Coloro i quali per anni hanno scandito i miei minuti e le mie ore. Oggi che non sono più loro responsabile, oggi che i miei impegni associativi non sono più ufficiali, la mia gioia è grande! E’ la gioia della corresponsabilità, la gioia di chi sta in una Famiglia e che offre quello che ha!
In questo periodo il mio cammino di Cristiano procede con la voglia rinnovata di ricercare, di scoprire, di lasciarsi sorprendere! Nel cammino incontro mille volti e mille volti ancora voglio incontrare!
Grazie Signore, grazie infinite volte!
Andrea
giovedì 4 ottobre 2007
preghiere semplici

San Damiano, 6 ottobre 2002
Schiarisce la notte
luce
dolce, calda, tremante.
Riprendimi
da dove ti ho lasciato
e lascia
che al mio sguardo
si apra
una fessura
di spianata
di futuro presente
di amore vivente.
mercoledì 18 luglio 2007
28 anni
Ma tutto questo è molto concreto.
"Mettiamo insieme" tutte le cose che succedono, come faceva Maria: il "filo" (o la corda) che le unisce è la nostra Speranza.
sabato 14 luglio 2007
perfetta letizia
Buona lettura
Come andando per cammino santo Francesco e frate Leone, gli spuose quelle cose che sono perfetta letizia.
Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angioli con frate Lione a tempo di verno, e ‘l freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e disse così: “Frate Lione avvegnadiochè li frati Minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona edificazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia”. E andando più oltre santo Francesco, il chiamò la seconda volta: “O frate Lione, benché il frate Minore allumini li ciechi e distenda gli attratti, iscacci le dimonia, renda l’udire alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare alli mutoli e, ch’è maggior cosa, risusciti li morti di quattro dì; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia”. Andando un poco più oltre, santo Francesco chiamava ancora forte: “O frate Lione, pecorella di Dio, benché il frate Minore parli con lingua d’Agnolo, e sappia i corsi delle istelle e le virtù delle erbe, e fussongli rivelati tutti li tesori della terra, e conoscesse le virtù degli uccelli e dè pesci e di tutti gli animali e delle pietre e delle acque; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia”. E andando ancora un pezzo, santo Francesco chiamò forte: “O frate Lione, benché ‘l frate Minore sapesse sì bene predicare, che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo; iscrivi che non è ivi perfetta letizia”.
E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione con grande ammirazione il domandò e disse: “Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia. E santo Francesco sì gli rispose: “Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto ed afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e ‘l portinaio verrà adirato e dirà: “Chi siete voi?” E noi diremo: “Noi siamo due de’ vostri frati, e colui dirà: “Voi non dite il vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via” e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia. E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gottate dicendo: “Partitevi quinci, ladroncelli vivissimi, andate allo spedale, chè qui non mangerete voi né albergherete” se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia. E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: “Costoro sono gaglioffi, importuni, io li pagherò bene come sono degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza pensando le pene di Cristo Benedetto le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia. E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: “Che hai tu, che tu non abbi da Dio? E se tu lo hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l’avessi da te? Ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare, però che dice l’Apostolo: “Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo”.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Fioretti di San Francesco n° 1836 - 4292
giovedì 24 maggio 2007
porte...

Passi il tempo a cercare risposte, mentre è la domanda che dovresti cercare.
Chiederti: chi mi cerca?
Chi mi vuole?
E chiedere: Illumina il cuore mio.
Sai che c'è una porta aperta per te, da qualche parte. Ma non la vedi, per il buio e per le mille distrazioni. Quella porta è la domanda nella quale entrare, la porta a cui rispondere.
lunedì 14 maggio 2007
Isaia, profeta
sabato 12 maggio 2007
12 Maggio 2007
Io non sto in piazza, nè l'una nè l'altra. E mi fa paura l'idea di contarsi per contare, soprattutto se a farlo sono dei cristiani. Ancora devo capire bene cosa provo, ma mi sento in ricerca. E da credente non riesco a non dire il mio disagio.
Quando si tracciano dei confini severi c'è chi sta dentro e chi sta fuori. Ma ci sarà sempre bisogno di una frontiera. Forse a me, insieme ad altri amici, nei prossimi anni resterà il posto in frontiera. Ma ci resteremo, convinti che la Chiesa è di Cristo, non è nostra proprietà. Convinti che il posto nostro è una periferia, anche piccola. Non vogliamo altro spazio, se lo spazio che c'è oggi è quello del Family Day. Non cerchiamo il successo, se il successo è quello che abbiamo visto oggi. Vivremo in povertà e in debolezza. Smetteremo di contare gli insuccessi, quando diventeranno troppi. Ma proveremo ad essere un luogo in cui, con umiltà e rispetto, diremo a tutti, e a chi ci sta intorno che una relazione,una famiglia, una vita intera con un senso diverso è possibile. E questo senso ha la radice e le ali in Dio.
giovedì 19 aprile 2007
matite nelle mani

Foto di Andrè
Quanto sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo!
Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo!
Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza.
Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità!
Nulla ho visto nel mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso, e nulla ho toccato di più duro, di più generoso, di più bello.
Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima, e quante volte ho pregato di poter morire tra le tue braccia sicure.
No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non essendo completamente te.
E poi, dove andrei? A costruirne un'altra?
Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti, perché sono i miei che porto dentro.
E se la costruirò sarà la Mia Chiesa, non più quella di Cristo.
Carlo Carretto
Ho qui davanti una matita, regalatami dagli amici del Movimento Giovanile Missionario. Riporta una famosa frase attribuita a madre Teresa di Calcutta: "io non sono che una piccola matita nelle mani di Dio".
Riconoscersi nelle mani di Dio è lasciarsi trasportare, è affidarsi. Sì! perché le nostre vie non sono le Sue vie, e i nostri disegni non sono i Suoi disegni. E allora non resta che diventare matite. Le nostre povere matite disegnano progetti, programmi e proposte, ma sono sempre matite nostre. Lo sforzo è proprio quello di lasciarsi "afferrare", per diminuire l'importanza delle nostre punte di grafite e aumentare quella di Dio. Dovremmo chiedere la grazia di lavorare per scomparire, diminuire noi per lasciare spazio all'Altro e al progetto di Dio. È tanto difficile, siamo ingordi di "io", ma è una tensione necessaria: una mano tesa verso l'alto, come uno sforzo, come una preghiera.
venerdì 6 aprile 2007
è gioia!
Buona Pasqua di cuore!
da David Maria Turoldo - Per il mattino di Pasqua
[...]
Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Tutto è un suo dono
eccetto il nostro peccato.
Ecco gli darò un`icona
dove lui bambino guarda
agli occhi di sua madre:
così dimenticherà ogni cosa.
Gli raccoglierò dal prato
una goccia di rugiada
- è già primavera
ancora primavera
una cosa insperata
non meritata
una cosa che non ha parole! -
e poi gli dirò d'indovinare
se sia una lacrima
o una perla di sole
o una goccia di rugiada.
E dirò alla gente:
avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso.
[...]
E non piangerò più
non piangerò più inutilmente;
dirò solo: avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso,
poi non dirò più niente.
sabato 10 marzo 2007
dedicato...
...a chi con me ha suonato questo pezzo
a chi si commuove ascoltandolo
a chi sorride ascoltandolo dal cielo
a chi andrà a leggere il testo
a chi lo vorrà tradotto
a chi ha ali per vivere più in alto
a chi dall'alto ci resta così vicino
a chi ali per essere un angelo.
A chi legge cose su questo blog che solo lei può capire.
A chi "l'amicizia in Cristo ha tutto un altro sapore".
A chi dovrebbe parlarmi
a chi mi ha detto tutto.
A chi dovrei parlare
a chi ho detto tutto.
A chi ho lasciato
a chi era tutto
a chi vorrei chiedere perdono.
A chi usa i punti sospensivi
a chi ha il coraggio del punto e a capo.
A chi "resta"
a chi "sta dentro"
a chi "accompagna"
a chi "guarda dentro"
a chi "mette radici e usa le ali"
a chi ha messo mano all'aratro
a chi si ferma per controllare il solco
a chi è povero
a chi cerca un angelo
e quell'angelo è già stato donato
e quell'angelo già ti vive accanto.
giovedì 1 febbraio 2007
31 gennaio

Svestirsi dell'abito che ti sei cucito addosso, ed essere rivestito.
Iniziare un'altra giornata di pesca, dopo una notte a non prendere niente.
Lasciare che tutto ti lasci e tutto lasciare, e seguire il Tesoro.
Incamminarti verso il "bello vero", senza chiedersi quanto sarà lungo il cammino.
Essere certo che tutto ha un senso, e sperare.
Cambiare casa, e abitarne una non progettata da te.
