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mercoledì 13 agosto 2008

Learning is...

Da Points of view


Learning is like becoming a child again. I'm learning English, and I'm feeling as simple and poor as a child. How I feel weak, whenever I want to communicate my thoughts to someone! In my first language, Italian, I have a big store of words, expressions, of different meanings and verbs. In English I only have a little and light bag, with a few words and expressions inside. In Italian I'm 29 years old, graduated and a good writer (That’s what they say!). In English...I feel 5 years old, at elementary school and shy. What is this? Two people in one? Change resistance? Or an experience of weakness and humility? I prefer this last meaning: an experience of weakness. As an explorer we’ve come in to a new way of thinking, speaking and writing! As an explorer we have a little, light bag! Soon we feel the fatigue of working with new codes, and the temptation to stand still at the entrance. The temptation of speaking as little as possible, in order to hide our weakness. The temptation of risking as little as possible in communication, so that we cannot feel too different from our known self.

Kay, my English teacher, says that speaking another language means changing ourselves: the movements of our body, and the movements of all facial muscles too! Why should I change myself after twenty-nine years of building? Why should my facial muscles change their movements? Poor muscles! And my poor brain! However, in my opinion the answer is inside. Our ability to welcome the diversity, especially when it's inside us!

I'm not a psychologist, I've just written about my experience. Actually I think that if we give some meaning to the learning experience, we can have an unique experience in life!

martedì 2 ottobre 2007

un sorriso in risposta a una cosa nuova



E' la vita che accade
E' la cura del tempo
E' una grande possibilità
Non è una sfida
Non è una rivalsa
Non è la finzione di essere meglio
Non è la vittoria l'applauso del mondo
di ciò che succede il senso profondo
(Niccolò Fabi, E' non è, La cura del tempo)

Da due giorni in dipartimento (Cubo 0b) non soffriamo più la solitudine, dopo aver passato interi pezzi di estate nel silenzio.
Sono ripresi i corsi e sotto la mia finestra c'è sempre una "fiera"! La pace sembra finita, come i parcheggi, e non importa. E' bello sentire uno chiedere a un altro: "scusa, ma dov'è la consolidata 2?"; "è qui il corso di statistica?"; "il professore oggi non arriva"...e poi...sentire persone che si presentano, dirsi i nomi e le provenienze.
Quest'anno ci sono un po' di persone che conosco al primo anno di studi. Mi riempie di gioia il loro entusiasmo, e in quei "a me piace", "troppo bella l'università", "noi puntiamo al massimo" c'è tutta l'energia che serve a una partenza. C'è un sorriso in risposta a una cosa nuova. C'è il filo della speranza che lega presente e futuro. Ed è inevitabile fare un tuffo in qualche anno indietro e fare un giro tra i ricordi.
Mi sono chiesto, se una persona per le scale invece di chiedermi dov'è il cubo 1b mi chiedesse: "scusa, sono del primo anno...ma cosa mi aspetta?". Io cosa risponderei? Forse le direi che io ho avuto a che fare con la simpatia e l'antipatia. La simpatia di molti colleghi, e la "simpatia" di certe materie con le quali ti senti subito in sintonia! Con l'antipatia di tanta gente arrogante e l'antipatia di certe materie che proprio non ti vanno giù...che proprio non parlano il tuo linguaggio. E pensavo che forse avere buone relazioni aiuta nello studio, e studiare bene aiuta ad avere buone relazioni. Non è sempre così, e non per tutti è così. Ma a volte succede. Del resto, studiare è entrare in relazione con il tempo e le idee di altra gente. Entrare in relazione con altre vite, o attraverso i libri o nelle aule (e nei bar!), è entrare in relazione con il mistero di quelle vite.
Studiare può arricchire quando forma all'accoglienza e all'ascolto.
Studiare può impoverire quando fa crescere in noi la superbia e la presunzione di essere "esperti".
Studiare può arricchire quando fai esperienza della ricerca della verità.
Studiare può impoverire quando fai esperienza di ricerca del potere e del primato.
Studiare può arricchire quando cerchi la rima tra studio e carità, tra studio e amore.
Studiare può impoverire quando cerchi di primeggiare senza scrupoli.
Studiare può arricchire quando condividi e inviti a condividere il tuo sapere.
Studiare può impoverire quando l'altro è un tuo avversario.
Studiare può arricchire quando guardi ciò che hai davanti con un sorriso e la speranza, nonostante la fatica.
Studiare può arricchire...

Auguri di cuore per questo tempo splendido: il tempo dell'inizio!

mercoledì 14 febbraio 2007

Il tetto senza la casa sotto

Tantissimi sono i pensieri di questi giorni, ancora di più le sensazioni e i sentimenti. Le tengo dentro, consentitemi. Con voi vorrei condividere una riflessione su cui mi scervello da tempo. Questioni di ecclesia, ma non troppo...viste le ultime dichiarazioni del Card. Ruini.

La ipertrofia delle catechesi (non le catechesi in sè!) cosa potrebbe generare? In un incontro di catechesi molto frequentato mi pare ci sia una dinamica vicina alla comunicazioni "di massa” in cui uno parla e cento ascoltano. In più, cosa che più mi interessa, si instaura una relazione asimmetrica; per definizione il potere è una relazione asimmetrica. Cosa si sta riproducendo dunque? Quale prospettiva ci fa intravedere questo tipo di relazione? Mi sembra che un approccio del genere educhi all'autorità (che è relazione asimmetrica e ha come modalità il comando). La comunità accogliente funziona invece sulla base di relazioni simmetriche, che hanno come modalità la reciprocità. Nella reciprocità possiamo educare alla responsabilità, alla cura dell'altro, alla partecipazione che è prima di tutto “compassione”. In un cammino di scoperta dei nostri doni, possiamo dare risposta alla domanda: “a che servono questi talenti?”.
Il sentirci in ricerca e “in domanda”, in questo simili a tanti nostri coetanei, è un esercizio di umiltà, una confessione di povertà e di piccolezza. Ma è il primo passo per creare comunità accoglienti. Forse questo poco si sposa con una “teologia della presenza”, che vede il credente al potere per difendere ciò che (in superficie) rimane della società cristiana e imporre dall'alto valori “ispirati”. Un tetto senza la casa sotto.