Visualizzazione post con etichetta chiesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta chiesa. Mostra tutti i post

sabato 7 marzo 2009

pregare con un vip

Ho saputo che ieri sera la mia chiesa era strapiena di gente in attesa di ascoltare la testimonianza di Claudia Koll, e di pregare con lei. Ci tengo a dire che rispetto la sua scelta di vita e tutte le cose che dice e scrive dopo la conversione e non ho niente da dire in merito.
Penso invece a noialtri. Perché una VIP convertita viene chiamata ovunque, da parroci, associazioni, diocesi...? Perché la testimonianza di una VIP è più importante di quella di un carcerato, di un disoccupato o di un vescovo? Questo non lo dico io, ma i numeri. Provate a fare un incontro-testimonianza con un carcerato, poi fatemi sapere quanta gente ha partecipato. La mia chiesa contiene quasi mille persone e ieri era piena. Mi chiedo, in fondo che differenza passa tra un momento di preghiera di questo genere e San Remo? Ma soprattutto...chi frequenta certi ambienti sa bene che ci si chiede spesso come "attirare" le persone, poi se si parla di giovani a volte sembra che si organizza una caccia alla volpe. Sa bene pure che alla domanda "come attirare la gente", spesso si risponde "chiamiamo un personaggio famoso". Come al solito, è la domanda sbagliata che genera risposte un po' bizzarre. Quindi io propongo di non usare più il verbo "attirare". Anche perché come al solito Gesù nel Vangelo è stato fin troppo chiaro, dalla Croce ha detto: "Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me". Ci pensa Lui. Punto.

giovedì 17 gennaio 2008

mai senza l'altro - part II

Vista l'ora, più che un post finirò con lo scrivere un po' di post-it sparsi. Ancora sull'annullamento della visita del papa a La Sapienza.

Ilvo Diamanti qualche settimana fa scriveva che non è il calcio a somigliare alla società, ma è la società a somigliare al calcio. E questo è un problema abbastanza grosso. Ora le tifoserie sono sugli spalti: i "no pope" e i "papa boys". Non ti resta che prendere in mano una bandierina preconfezionata e, possibilmente senza farti troppe domande, "appartenere" e tifare. I "no pope" stanno alla Sapienza; i "papa boys" a piazza San Pietro. Dopo il fischio finale tutti a casa, e una volta spenti i riflettori la notizia morirà prestissimo.
E' bello confrontarsi con molti amici (di persona e grazie a internet) sui temi sollevati da questo evento. Torno a ripetere che è centrale il modo in cui si vive l'appartenenza e l'identità. Mi preoccupa l'idea diffusa che "noi cattolici" dobbiamo fare la voce grossa contro chi minaccia o mette in dubbio il nostro "potere dei più buoni".

Update: mi arricchisce una bella riflessione di Saretta, anche lei si definisce "in crisi" e dimostra di essere in ricerca.

mercoledì 16 gennaio 2008

mai senza l'altro

Dal mio misero punto di vista, quello che è successo a La Sapienza ha percorso due binari. Il primo è frutto di un clima in Italia legato alla volontà di "serrare le fila" ed invocare una identità "cattolica" che si rafforza per opposizione con "L'altro diverso da me/noi": l'altro è forse una minaccia? L'altro è inevitabile ed è libero (a proposito consiglio a tutti di leggere uno splendido libro di Michel de Certeau, Mai senza l'altro, Edizioni Qiqajon). Quella sciagurata campagna referendaria per l'astensionismo e contro la fecondazione assistita è stato un momento centrale di questa strategia poco evangelica.
Il secondo binario sono le argomentazioni anticlericali e questi risvegli nostalgici che fanno tanto rumore e sanno tanto di ideologia sterile. Allo stesso modo considerano l'altro una minaccia. Tutto lontano dal dialogo. Tutti preoccupati a difendere posizioni, si erigono muri, si tracciano divisioni.
Su questi due binari il nostro malandato treno rischia di deragliare sul serio.

Segnalo il comunicato stampa della FUCI: http://www.fuci.net/content/view/182/43/
Segnalo inoltre il commento di Luigi Alici, presidente nazionale dell'Azione Cattolica: http://www.azionecattolica.it/net/fdg/2008/01/incredibile-e-inquietante/

lunedì 14 maggio 2007

Isaia, profeta

Non griderà né alzerà il tono,non farà udire in piazza la sua voce (Isaia 42, 2)

sabato 12 maggio 2007

12 Maggio 2007

Come sempre ci si trova a tifare. Come sempre, ti chiedono di tifare e sventolare bandiere. Oggi, 12 maggio, ti si chiede se stavi a piazza San Giovanni (con i laici cattolici) o a piazza Navona (con i laici laici), oppure se stavi a metà strada.
Io non sto in piazza, nè l'una nè l'altra. E mi fa paura l'idea di contarsi per contare, soprattutto se a farlo sono dei cristiani. Ancora devo capire bene cosa provo, ma mi sento in ricerca. E da credente non riesco a non dire il mio disagio.
Quando si tracciano dei confini severi c'è chi sta dentro e chi sta fuori. Ma ci sarà sempre bisogno di una frontiera. Forse a me, insieme ad altri amici, nei prossimi anni resterà il posto in frontiera. Ma ci resteremo, convinti che la Chiesa è di Cristo, non è nostra proprietà. Convinti che il posto nostro è una periferia, anche piccola. Non vogliamo altro spazio, se lo spazio che c'è oggi è quello del Family Day. Non cerchiamo il successo, se il successo è quello che abbiamo visto oggi. Vivremo in povertà e in debolezza. Smetteremo di contare gli insuccessi, quando diventeranno troppi. Ma proveremo ad essere un luogo in cui, con umiltà e rispetto, diremo a tutti, e a chi ci sta intorno che una relazione,una famiglia, una vita intera con un senso diverso è possibile. E questo senso ha la radice e le ali in Dio.

mercoledì 14 febbraio 2007

Il tetto senza la casa sotto

Tantissimi sono i pensieri di questi giorni, ancora di più le sensazioni e i sentimenti. Le tengo dentro, consentitemi. Con voi vorrei condividere una riflessione su cui mi scervello da tempo. Questioni di ecclesia, ma non troppo...viste le ultime dichiarazioni del Card. Ruini.

La ipertrofia delle catechesi (non le catechesi in sè!) cosa potrebbe generare? In un incontro di catechesi molto frequentato mi pare ci sia una dinamica vicina alla comunicazioni "di massa” in cui uno parla e cento ascoltano. In più, cosa che più mi interessa, si instaura una relazione asimmetrica; per definizione il potere è una relazione asimmetrica. Cosa si sta riproducendo dunque? Quale prospettiva ci fa intravedere questo tipo di relazione? Mi sembra che un approccio del genere educhi all'autorità (che è relazione asimmetrica e ha come modalità il comando). La comunità accogliente funziona invece sulla base di relazioni simmetriche, che hanno come modalità la reciprocità. Nella reciprocità possiamo educare alla responsabilità, alla cura dell'altro, alla partecipazione che è prima di tutto “compassione”. In un cammino di scoperta dei nostri doni, possiamo dare risposta alla domanda: “a che servono questi talenti?”.
Il sentirci in ricerca e “in domanda”, in questo simili a tanti nostri coetanei, è un esercizio di umiltà, una confessione di povertà e di piccolezza. Ma è il primo passo per creare comunità accoglienti. Forse questo poco si sposa con una “teologia della presenza”, che vede il credente al potere per difendere ciò che (in superficie) rimane della società cristiana e imporre dall'alto valori “ispirati”. Un tetto senza la casa sotto.